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Recensione della Fondazione Prada di Milano.

La moda mi infastidisce. Non tanto la moda in sé, che produce cose fantastiche, ma l’integralismo che caratterizza i suoi maniaci e l’ignoranza che contraddistingue la maggioranza di questi finti eleganti: è evidente che non conoscono nulla della Storia, e ancora meno dell’Arte.

E di quello che è successo nel passato.

Questo mi infastidisce.

Solo questo.

Il resto mi affascina: mi piacciono i creativi, adoro la fantasia che li ispira, la cultura che molti stilisti dimostrano con le discrete citazioni inserite nelle loro produzioni e invenzioni: giudico alcune collezioni delle vere e proprie opere d’arte, capaci di modificare non solo il modo di vestirsi ma anche il modo di vivere.

Sono fortunato, vivo in Italia, immerso quindi nel bello: lo incontro in continuazione e ovunque.

Architetture, opere, strade, scuole, giardini, natura, persone e quant’altro: basta aprire gli occhi e attivare tutti i sensi. In Italia il bello è a trecentosessanta gradi, riesce a nascondere persino le brutture e gli errori dei pochi che sono i veri extra-italiani.

Il bello c’è non solo dove deve esserci – nelle cose – ma anche nei modi e nei gesti.

Persino come ti servono un caffè, o come ti danno un’indicazione, o come si muovono le persone.

Insomma: il bello è un’atmosfera, una nuvola che avvolge tutto e tutti, in Italia.

Per questo giudico indispensabile il mecenatismo: è il modo con il quale chi ha attinto dal bello se ne mette al servizio restituendo quanto ha saputo cogliere e contribuendo in sicuramente alla sua conservazione ma anche alla sua crescita, allo sviluppo e – quel che più conta – alla sua diffusione.

Per storia e per tradizione – nel settore – gli italiani sono i primi al mondo, e in questo contesto Prada e la sua Fondazione occupano una posizione di assoluto rilievo.

La maggior parte della gente – ovviamente più all’estero che in Italia – ha cominciato a conoscere il marchio Prada all’epoca della prima sponsorizzazione a Luna Rossa con la sua partecipazione alla Coppa America.

E quasi tutti hanno giudicato l’iniziativa di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada un’abile mossa pubblicitaria, volta a incrementare il fatturato e tutt’al più a soddisfare una passione (come era stata Azzurra per l’Avvocato Agnelli): ma presto hanno visto che non era così.

Anche Luna Rossa alla fine era – ed ovviamente continua ad essere – un opera di moda e quindi del bello: ha diffuso un marchio, ha cambiato i parametri della comunicazione (una piccola strisciolina di rosso ha invaso l’Italia e il mondo significando non solo il marchio Prada, ma anche una competizione e un modo di essere.

La Fondazione Prada prosegue – e certifica – questo percorso inserendo a ragione la Moda assieme all’Arte nel più ampio discorso del Bello.

Prada è creativa anche nella Fondazione.

Normalmente una Fondazione è una “cassaforte” atta a blindare il patrimonio: possiede, movimenta, compra, vende… tutto in ottica di consolidare e incrementare – possibilmente senza rischi – il valore.

Non che Fondazione Prada non persegua anche questo scopo, ma appunto: anche.

Per il resto è una fucina di attività culturali con l’obbiettivo principale – traspare chiaramente… – di diffondere il bello in tutte le desinenze.

E in tutti i luoghi.

Non solo si dedica all’Arte intesa nel senso più lato, ma esporta le manifestazioni anche in località esterne alle sue tre sedi (le due di Milano e quella di Venezia).

Gli eventi, che siano mostre (permanenti o temporanee) o progetti (di architettura o cinematografici) o ancora convegni e conferenze sono in gran parte organizzati in sedi esterne e in ogni parte del mondo: da Malmö a Tokyo, da Cambridge a Londra, da Seul a Parigi, da Atene a Berlino fino a Miami, al Qatar e a Shanghai (più volte).

Perfino un corso di Laurea intitolato all’azienda: la Cattedra Fondazione Prada di Filosofia Estetica, tenuto per tre anni dal Prof. Massimo Cacciari, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Senza dimenticare le oltre settanta pubblicazioni (non solo cataloghi degli eventi).

Un’attività frenetica, iniziata neanche trent’anni fa, e che ha già collezionato oltre centoventi eventi nel mondo e nelle più svariate discipline e che ben testimonia l’amore per l’arte e il bello, più della necessità di consolidare la posizione dominante nel settore, dove fattura oggi oltre due miliardi e mezzo di euro, nei suoi ventuno centri di produzione, di cui diciotto in Italia e gli altri in Francia, Regno Unito e Romania.

La sede di Milano in Largo Isarco della Fondazione Prada – superficie totale di 19.000 metri quadri – è essa stessa interessante dal punto di vista architettonico: ricavata dal recupero conservativo di una vecchia distilleria è stata integrata, nel progetto curato da Rem Koolhaas, con tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), espandendo così il concetto di spazio espositivo e allargandone la fruizione inserendo così anche le produzioni cinematografiche e musicali.

Ma è proprio l’integrazione architettonica degli spazi che favorisce lo scambio culturale tra gli operatori e le varie discipline.

Ma di più, la Fondazione è integrata addirittura alla città, attraverso il fantastico Bar Luce, raggiungibile anche da un ingresso situato nella confinante via Orobia, e indipendente da quello interno: questo per farlo vivere come un luogo del quartiere e richiamarne gli abitanti. Un bar inspirato ai luoghi del neorealismo italiano, in particolare a due opere fondamentali quali Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, e Miracolo a Milano di Vittorio De Sica. Infatti è stato pensato dal regista Wes Anderson che lo ha modellato pensando a quale sarebbe stato per lui il posto ideale dove trascorrere i suoi pomeriggi di riposo dalle produzioni cinematografiche: un luogo che vivesse di richiami e citazioni, e capace addirittura di ispirargli nuovi soggetti per i film.

Come tutti i bar rispetta rigorosamente i turni di riposo (per chi fosse interessato è il martedì).

A proposito: tutti i locali della fondazione sono aperti al pubblico e addirittura in maniera gratuita per i minori di diciotto anni e gli anziani sopra i sessantacinque.
Nella sede di via Isarco sono attive pure uno spazio per i giochi dei bambini e una bbiblioteca.

E non poteva ovviamente mancare il ristorante: ottantaquattro coperti distribuiti su oltre duecento metri quadri, sfalsati su tre livelli, oltre ad una magnifica terrazza con venti coperti.
È stato collocato al sesto piano della Torre e grazie alle ampie vetrate offre una vista inedita sulla città.

L’arredamento è realizzato – poteva essere diversamente? – attraverso tavoli e sedie opera del noto designer Eero Saarinen per i primi due livelli, e nel terzo è la fedele riproduzione del Four Seasons Restaurant di New York progettato da Philip Johnson nel 1958.

I centoventicinque metri quadrati della terrazza triangolare hanno invece tavoli e sedie pieghevoli in stile bistrot, godono di un bar – e quindi è possibile consumare anche solo cocktail e aperitivi – e offrono la vista nei locali della cucina; all’occorrenza alcuni tavoli possono essere posizionati a bordo ringhiera affacciato sugli spazi della Fondazione.

A completare la scelta dei più esigenti al settimo piano è posizionato un esclusivo Chef’s Table.

Sabato e Domenica si può anche pranzare a mezzogiorno, nei giorni feriali – escluso il martedì che è di riposo – l’accesso ai locali è consentito dalle ore 18,00 fino all’una di notte; la cena comincia ad essere servita alle ore 20,00.

Dopo le ore 19,00 – quando gli spazi espositivi chiudono – è possibile entrare al ristorante da via Giovanni Lorenzini 14.

È possibile anche prenotare, questi i riferimenti: telefono +39 02 23323910. mail: reservationtorre@fondazioneprada.org.

È anche consentito – salvo indicazioni locali di divieto – fotografare e filmare gli spazi della Fondazione Prada, resta escluso ovviamente un uso commerciale di quanto ripreso.

L’altra location della Fondazione Prada a Milano è molto più piccola – solo ottocento metri quadrati – e ovviamente meno strutturata, ma assolutamente affascinante: è l’Osservatorio situato in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Vi si accede in ascensore e occupa lo spazio al quinto e al sesto piano adiacente all’Ottagono, la copertura in vetro e ferro realizzata da Giuseppe Mengoni a metà Ottocento, che copre la parte centrale della Galleria.

La ristrutturazione (dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale) ha previsto la parete interna interamente trasparente, da cui lo spazio ha preso il nome.

Questi locali ospitano esclusivamente opere di fotografia.

Infine la terza sede è un prestigioso palazzo Veneziano di inizio settecento, Ca’ Corner della Regina, affacciato sul Canal Grande. Sorge sulle rovine di una dimora gotica nella quale nasce nel 1454 Caterina Cornaro, che diventerà poi Regina di Cipro. È stato acquisito dalla Fondazione Prada nel 2010 ed è stato oggetto di un restauro conservativo rigorosissimo avvenuto dove possibile con materiali originali e sotto l’attenta supervisione della Sopraintendenza del Comune di Venezia. Il restauro è tuttora in corso per due piani, per cui gli spazi espositivi utilizzati sono stati finora limitati.

Ciononostante le manifestazioni sono state numerose e importanti: dal 2011 ad oggi ben otto, compresa la prima che illustrava appunto il progetto di recupero attuato da Fondazione Prada.
Ma è lo stesso Palazzo che è in sé un’opera d’arte, e merita di essere visitato anche per vedere come sono stati risolti tutti i problemi di recupero delle parti originali, compresi affreschi, decori arredi e opere d’arte già presenti al momento dell’acquisizione.

Grande merito quindi alla Fondazione Prada, non solo per quanto ha fatto nel mondo della moda, ma per il suo impegno nella Cultura.

About Luca Spinelli

SEO & webmaster di Lissone. Aiuto le PMI ad emergere su Google e da fine Luglio 2019 gestisco Atlovir. In questo blog curo le interviste di chi fa impresa in Lombardia e la sezione FAQ.

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