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Recensione del Mudec di Milano.

Che siate amanti dell’arte moderna o che non vi piaccia proprio, vale la pena di visitare il Mudec di Milano. Non si tratta infatti di un semplice museo o di un raccoglitore di esposizioni, ma di un luogo magico del capoluogo meneghino.

Quest’affermazione potrà sembrarvi esagerata, ma fidatevi, se continuate a leggere capirete cosa mi porta a sostenerla con tanta convinzione.

Che cos’è il Mudec di Milano? Una fabbrica dismessa. In altre parole uno spazio bello e anche comodo

La prima cosa che mi ha colpito quando sono entrato dentro il Mudec è stato il luogo in sé. Quando pensate a questo museo infatti potete tranquillamente dimenticarvi dell’immagine stereotipata che avete in testa. Quella che solitamente corrisponde a grandi colonne di marmo che sorgono in cima ad una scalinata infinita e celano stanzoni polverosi ricolmi di oggetti dei quali non capite il senso.

Il Mudec di Milano non è assolutamente questo. Nella migliore tradizione dei musei d’arte moderna e contemporanea ha una struttura atipica. Direi quasi che potrebbe persino rivaleggiare con Gugghenaim di New York o, magari con più umiltà, con il Mart di Rovereto.

A questo punto però vi starete sicuramente chiedendo che cosa renda la struttura del Mudec tanto particolare?

Ebbene durante tutto il secolo scorso dove ora sorge il museo c’era una fabbrica. Dunque, questo luogo è un vero e proprio pezzo di archeologia industriale del novecento. Ciò lo rende l’ideale per chi come me apprezza le architetture spoglie ed essenziali. A mio parere le linee squadrate e slanciate della struttura hanno una sobrietà molto comunicativa, della quale riescono ad ammantare anche gli spazi interni.

Il grigiore che potrebbe derivare dalla natura di ex-fabbrica del Mudec invece fornisce il contrasto perfetto con i colori e le stranezze delle opere che vengono esposte all’interno.

Il luogo che a me, con un parere del tutto personale, piace di più dei tre piani nei quali è organizzato il Mudec è la piazza principale.

Non si tratta di una vera e propria piazza in realtà. Infatti anche se è chiamata in questo modo, consiste più in un padiglione coperto.

La particolarità di questo luogo è il fatto che sia immenso. Ciò rende possibile visitare la collezione principale, che è conservata in quest’area, senza avere la sensazione di soffocamento che si prova in certe piccole stanze dei musei tradizionali.

Inoltre, questo ti dà anche la possibilità di confrontare le varie opere che puoi vedere nel museo con uno spazio vero e quindi di capirne la vera portata.

In altre parole, se qualcosa deve essere grande, ti sembra ancora più grande, se invece deve parerti minuscolo, anche questa sensazione è accentuata.

Questo aspetto, a mio avviso, è fondamentale quando ci si deve confrontare con opere di arte moderna. Gli autori di questa forma d’arte infatti pensano che i loro lavori debbano stare in contatto con gli ambienti e gli spettatori. Creano per questo motivo.

Dunque, infilare a forza delle opere in uno spazio tradizionale le svilisce.

Se diamo un’occhiata ai musei internazionali, la logica seguita nell’organizzazione delle mostre è questa.

Sono contento che anche qui in Italia si stia iniziando a capire come valorizzare l’arte che abbiamo a disposizione.

Ad ogni modo mi sto perdendo. Stavo parlando della struttura del Mudec. Oltre alle sale riservate alle mostre temporanee, che di solito ospitano opere di artisti più tradizionali, ci sono i laboratori.

In questi spazi si riesce a vedere l’arte al lavoro, proprio come doveva essere nella fabbrica originaria. Se siete così fortunati da riuscire a visitarli in piccoli gruppi, potrete vedere l’opera formidabile dei restauratori e la comodità del deposito, dove sono ospitate e catalogate un’infinità di lavori.

Credo che, essendo il Mudec così grande, le operazioni di deposito siano facilitate.

Un’altro spazio che mi piace molto all’interno di questo museo è l’Auditorium. Questo teatro è abbastanza grande, può contenere fino a trecento persone. L’aspetto che più mi affascina però è anche in questo caso la sua architettura.

Dall’esterno può sembrare addirittura una delle installazioni di arte contemporanea del museo. Le sue linee curve contrastano con quelle dell’ambiente fabbrica in modo assolutamente delizioso. Il vero spettacolo però è vederla illuminata di sera dall’esterno, mentre dall’interno sono sicuramente le performance incredibili che l’auditorium permette.

Giochi di luce e di suoni sono solo alcune delle ricchezze che esaltano le esibizioni che si tengono all’interno dell’auditorium.

Vi consiglio vivamente di assistere a qualche evento in quel luogo del Mudec. Io ci sono stato in occasione di alcune serate dedicate alla video arte e alla poesia e non me ne sono pentito.

Dunque, vale la pena di visitare questo museo solo per l’ambiente. Non mi stancherò mai di ripetervelo. La sua struttura è davvero particolare e suggestiva.

Se poi vogliamo considerare anche il lato pratico della struttura del Mudec, possiamo dire che c’è tantissimo spazio. Sono infatti 17000 i metriquadri che costituiscono lo spazio espositivo. Ciò rende pertanto possibile lo sviluppo di percorsi interessanti e diversi. Oltre al fatto di evitare la calca e l’affollamento che solitamente noi poveri turisti sperimentiamo quando vaghiamo per le piccole sale dei musei storici.

In un luogo di questo tipo si riescono persino a vedere con comodità tutte le opere, senza avere puntualmente davanti la testa di nessuno e senza dover aspettare una quantità infinita di tempo per fare qualche foto o leggere le descrizioni.

Dunque, se vogliamo sintetizzare, il Mudec di Milano è una struttura particolare, in termini estetici, e comoda, in termini pratici.

Perché bisogna vedere assolutamente il Mudec? Parliamo dei percorsi principali

Il Mudec potrebbe essere anche la struttura architettonica più incredibile del mondo, ma se non ci fosse qualcosa di interessante da vedere dubito che piacerebbe a me, come ai molti turisti che quotidianamente lo visitano.
Da vedere in questo museo ci sono un bel po’ di cose interessanti. Procediamo con ordine però e partiamo dall’esposizione permanente.

Questa collezione prima che un valore artistico ha, a mio parere, un valore civico. Essa infatti raccoglie la cronologia del patrimonio culturale del nostro paese dal dopoguerra in avanti. In altre parole, l’esposizione principale del Mudec è un viaggio per capirci meglio come uomini e cittadini. Per me si tratta di un viaggio allo stesso tempo emotivo e razionale.

D’altra parte, ci si deve muovere tra una serie infinita di dati, immagini, fonti. Eppure sono oggetti e storie che in qualche modo senti che appartengono alla tua intimità.

A questo punto probabilmente penserete che vi ho incuriosito, ma che non vi ho fornito nessuna informazione approfondita sulla mostra. Lo ammetto, non lo ho ancora fatto e a questo punto è giunto il momento di rimediare.
La domanda che guida chi visita il Mudec è molto semplice. Riguarda i modi nei quali la nostra cultura ha sempre guardato all’arte e alla civiltà.
La risposta che è sempre in via di completamento si articola in diverse sezioni. Precisamente esse sono sette.

Nella prima lo spazio è dedicato allo stupore per l’esotico. Questa parte della collezione raccoglie infatti oggetti sia naturali che artificiali provenienti da terre lontane, come l’Africa, la Cina, le Americhe o il Medio Oriente. Ciò che trovo straordinario di questa raccolta è il fatto che essa rappresenti il modo in cui dovevano essere organizzati i primi musei della storia dell’uomo.

La seconda sezione non colpisce troppo il mio gusto personale. Tuttavia molti altri turisti la trovano interessante, credo sia una questione di emozioni.

Essa riguarda la volontà di evangelizzazione e di scoperta scientifica. Si tratta di una raccolta un po’ meno esotica, ma sempre proiettata all’estero. Si concentra sulle scoperte realizzate durante le missioni civilizzatrici di alcuni ordini religiosi e annovera la collezione primaria del Museo di Paleontologia di Milano. Se siete dei patiti di etnografia e dei popoli primitivi, vi potrà sicuramente affascinare.

Chi invece ama la storia coloniale, l’immaginario dell’Eldorado e di Cortez, adorerà invece la terza sezione, quella dedicata al desiderio di conquista.

La quarta e la quinta sezione potrebbero sembrare un po’ meno avventurose e un po’ più tecniche, ma io le trovo comunque carine. Sono dedicate infatti alle esplorazioni di commercio praticate dai mercanti lombardi. In particolare in questa collezione si possono trovare alcuni reperti cinesi, davvero molto belli, ritrovati durante le spedizioni per sostituire i bachi da seta infettati in Lombardia durante il seicento.

La quinta sezione continua sul filone orientale, ma con manufatti che mostrano l’interesse occidentale per Cina e Giappone. Vi si trovano infatti reperti delle Grandi Esposizioni.

Personalmente trovo più avvincente la visione delle opere antiche, tuttavia vale la pena di esplorare anche questa collezione.

Non tanti sanno poi che le prime raccolte civiche risalgono agli anni quaranta e furono ospitate al Castello Sforzesco di Milano. Dopo la seconda guerra mondiale però una parte di esse fu distrutta. Nella sesta sezione del Mudec si può assistere a un interessante documentario che parla di ciò che si è salvato. Io l’ho trovato istruttivo e abbastanza facile da seguire. Inoltre fornisce un ottimo pretesto per fermarsi e fare una pausa durante la visita.

La settima sezione è di nuovo per gli appassionati di etnografia e di vita cittadina. Quindi se lo siete non potete assolutamente perdervela.

Essa ha però, a mio avviso, un valore aggiunto, in quanto mostra la compenetrazione tra l’arte autoctona italiana e quella dei popoli altri. Fornisce dunque un’ottima occasione per educare all’incontro con l’altro e per comprendere a pieno il senso della cultura.

Lo ammetto, questa è una delle parti della visita che solitamente preferisco.

In questa collezione si trovano anche alcuni reperti antichi. Tra essi si può vedere uno dei capolavori, potrete ammirare anche la statua bronzea di Yamantaka e altre opere indie e orientali.

Con la maturità e le conoscenze acquistate durante la visita, possiamo infine approdare alla settima sezione. Essa tratta delle nuove collezioni civiche. La ameranno soprattutto coloro che tra voi apprezzano l’arte. Infatti in questa sezione è facile trovare opere di illustri autori, Picasso per esempio, le quali sono state trasferite dal vicino Museo del Novecento.

Vi sono anche prestiti da collezioni private e opere di vera e propria arte moderna e contemporanea.

Concludendo, se chiedete a me, vi dirò che è sempre emozionante vedere la collezione permanente del Mudec di Milano. Certo non dobbiamo sottovalutare nemmeno le mostre temporanee, che trattano sempre di artisti magnifici, ma forse parlano di più agli amanti dell’arte.

Concludo con due parole sulla zona

Per concludere voglio dire due parole sulla bellissima zona di Milano che ospita il Mudec, Via Tortona.

Questo quartiere è situato tra due fermate di lusso della metropolitana Milanese, Sant’Agostino e Porta Genova. Si trova quindi vicino ai Navigli.

Questo aggiunge al Mudec molti pregi. Non da ultimo quello che prima di arrivarci ci si può godere una rilassante passeggiata in un ex zona industriale, ormai riqualificata in pieno stile Mudec.

Potrete fare un giro in un quartiere vivo e molto caratteristico, fermarvi nei locali a mangiare qualcosa, prima o dopo la vostra visita.

La cosa che mi piace di più di via Tortona e della zona limitrofa è come il Mudec l’abbia influenzata positivamente.

Esso funge infatti anche da ritrovo per gruppi culturali.

Mi è capitato talvolta di assistere alle iniziative da loro organizzate e ospitate dal Mudec. Sono state occasioni assolutamente emozionanti e in molti casi gratuite.

Dunque, per l’atmosfera, oltre che per il valore dell’esposizione, consiglio assolutamente di fare un giro nei dintorni di via Tortona e naturalmente di visitare il Mudec.

About Luca Spinelli

SEO & webmaster di Lissone. Aiuto le PMI ad emergere su Google e da fine Luglio 2019 gestisco Atlovir. In questo blog curo le interviste di chi fa impresa in Lombardia e la sezione FAQ.

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